Studio Lopez

Paola Lopez, Dottore Commercialista e Revisore dei Conti

Esportatori abituali, Plafond e Lettera D’Intento

Gli esportatori abituali hanno la possibilità di effettuare acquisti senza pagare l’Iva: è una facoltà che lo stato ha deciso di concedere perché, proprio per il tipo di attività che svolgono, normalmente effettuano le vendite senza incassare l’Iva.

Per esportatori abituali si intende esportatori che hanno realizzato, nell’anno o nei 12 mesi precedenti, cessioni all’esportazione, operazioni assimilate, servizi internazionali, servizi e cessioni intracomunitari, in misura superiore al 10% del volume d’affari. L’ammontare degli acquisti in esenzione, dunque, non può superare il totale delle vendite fatte in esenzione: questo “tetto” che non deve essere superato è, appunto, il plafond.

Mano a mano che l’azienda acquista in esenzione, si parla di “utilizzo” del plafond: finché questo non viene superato c’è un plafond residuo. Il plafond residuo va verificato all’inizio di ogni mese, per evitare di effettuare degli acquisti che portino ad un superamento di quello disponibile.

Il totale delle vendite che bisogna prendere come riferimento da non superare può essere calcolato in due modi (a discrezione dell’azienda):

1) Tutte le vendite fatte in esenzione nel corso dell’anno precedente (metodo fisso)

2) Tutte le vendite fatte in esenzione nel corso dei dodici mesi che precedono quello per cui si sta calcolando il plafond residuo (metodo mobile). Quest’ultimo richiede almeno un anno di attività.

Il metodo più conveniente da usare (e anche più complesso) è quello mobile perché, basandosi sempre sulle vendite dei dodici mesi precedenti, ha una base di riferimento che si sposta nel tempo e segue, pertanto, l’attività dell’azienda (se le vendite aumentano nel corso dell’anno, il metodo mobile ne tiene conto, quello fisso no).

Per acquistare in esenzione di Iva, però, è necessario che l’esportatore abituale consegni o invii al proprio fornitore una dichiarazione d’intento redatta sul modello approvato con decreto ministeriale (6 dicembre 1986).

La lettera d’intento (di cui modello allegato) deve essere compilata in duplice esemplare, progressivamente numerata sia dall’esportatore che dal fornitore ed annotata entro i 15 gg successivi a quello di emissione o di ricevimento in un apposito registro (registro delle dichiarazioni d’intento) tenuto e conservato in base all’art.39 del D.P.R.633/72 ovvero, alternativamente in apposita sezione dei registri delle vendite o dei corrispettivi.

Il fornitore al suo ricevimento è tenuto a controllare che la dichiarazione contenga tutte le indicazioni previste dal modello ministeriale. In particolare il modello deve contenere l’indicazione che la dichiarazione si riferisca ad un’unica operazione o per più operazioni durante l’anno e fino a concorrenza di un determinato importo, ovvero per più operazioni effettuate in un determinato periodo di tempo.

La fattura emessa dal fornitore, a sua volta, dovrà contenere gli estremi della lettera d’intento e il titolo di non imponibilità Iva e la relativa norma di esonero (articolo 8, co. 2, articolo 8-bis, co. 2 o articolo 9, co. 2, Dpr 633/1972).

L’emissione della dichiarazione d’intento comporta la compilazione del quadro VC della dichiarazione Iva.

A partire dal 1° Gennaio 2005, il fornitore deve inviare all’Agenzia delle entrate, esclusivamente in via telematica (direttamente o indirettamente tramite intermediario), entro il 16 del mese successivo a quello di ricevimento, i dati contenuti nella dichiarazione d’intento.

Nel caso in cui prima della scadenza del termine di presentazione della comunicazione si riscontra la necessità di rettificare o integrare una comunicazione già presentata, può esserne inviata una nuova, completa in tutte le sue parti, barrando la casella “correttiva nei termini”.

Dopo la scadenza del termine previsto non è più possibile inviare una comunicazione correttiva nei termini e s’incorrerà in caso di errore o incompletezza nelle sanzioni previste dai commi 383 e 384, L. 311 /2004 a carico del fornitore, salvo la possibilità di ravvedersi come previsto dall’ultima circolare emessa dall’Agenzia delle entrate (n. 41/E).

Nel caso, invece, in cui l’esportatore voglia rettificare in diminuzione l’ammontare del plafond o revocare la dichiarazione già inviata non è previsto un nuovo invio di una dichiarazione e quindi il fornitore non è tenuto ad inviare all’Agenzia nessuna nuova comunicazione. In caso contrario sarà necessario l’invio da parte dell’esportatore di una nuova dichiarazione e da parte del fornitore l’invio di una nuova comunicazione entro i termini previsti dalla legge.

Il fornitore che omette di inviare (o invia con dati incompleti o inesatti) la comunicazione delle lettere d’intento ricevute, sarà soggetta ad una sanzione.

Si riepilogano le sanzioni applicabili al fornitore nei casi di omesso o irregolare invio della comunicazione dati:

1) omessa, incompleta o inesatta comunicazione delle dichiarazioni d’intento in assenza di operazioni senza addebito d’imposta, si applica una sanzione che va da Euro 258 a Euro 2.065 (articolo 11, co. 1, lett. a) d.lgs. 471/1997).

2) omessa, incompleta o inesatta comunicazione delle dichiarazioni d’intento in presenza di operazioni senza addebito d’imposta, si applica la sanzione di cui al comma 4-bis, dell’articolo 7, d.lgs. 471/1997 che va dal cento al duecento per cento dell’imposta non applicata.

Questo sia nel caso in cui la dichiarazione emessa dall’esportatore sia corretta e sia quando è infedele. In quest’ultima ipotesi di dichiarazione infedele, la violazione comporta anche la responsabilità solidale con l’esportatore abituale per l’imposta evasa. Per imposta evasa s’intende l’ammontare dell’imposta relativa agli acquisti di bei e servizi oltre il plafond disponibile.

La responsabilità solidale non può essere estesa all’intermediario abilitato che omette la comunicazione, poiché su di esso non grava direttamente l’obbligo di invio della comunicazione (C.M. 16 marzo 2005 n. 10/E).

La recente circolare n. 41/E del 2005 ha chiarito che in caso di omissione ovvero di irregolarità nell’invio di tali comunicazioni è possibile utilizzare lo strumento del ravvedimento operoso.

Infatti, se la violazione non è stata ancora constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni o verifiche o altre attività amministrative di accertamento di cui l’autore della violazione sia venuto a conoscenza, il fornitore che ha ricevuto la dichiarazione d’intento può accedere all’istituto del ravvedimento operoso:

1) inviando in caso di omissione la comunicazione;

2) inviando una dichiarazione corretta se la comunicazione precedentemente inviata era errata.

La regolarizzazione si completa con il versamento di una somma pari alla sanzione ridotta ad un quinto del minimo entro il termine di un anno dall’omissione o dall’errore.

esportatori dich. intento base

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 19 luglio 2012 da .

Navigazione

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: