Studio Lopez

Paola Lopez, Dottore Commercialista e Revisore dei Conti

Deducibilità degli interessi passivi dei soggetti IRES

La legge finanziaria 2008 (art.1, comma 33, lettera I, L.244/2007) ha rivoluzionato le regole relative alla deducibilità degli interessi passivi per soggetti i cui redditi prodotti sono assoggettati a IRES (srl e spa).

Per tali soggetti gli interessi passivi e gli oneri ad essi assimilati sono deducibili nel limite degli interessi attivi, la parte eccedente è deducibile nel limite del 30% del ROL (Reddito Operativo Lordo). Per interessi passivi s’intende: interessi passivi su mutui, su contratti di locazione finanziaria, sull’emissione di obbligazioni, su qualsiasi altro rapporto di natura finanziaria; sono esclusi gli interessi passivi su debiti di natura commerciale (vs fornitori). Negli interessi attivi, invece, vengono compresi anche quelli derivanti da crediti di natura commerciale (vs clienti). Per oneri finanziari si intende: le commissioni di massimo scoperto, gli sconti passivi, le commissioni su fideiussioni e altre garanzie, spese e commissioni di factoring. Per ROL s’intende la differenza tra il valore e i costi della produzione (A-B del conto economico) con esclusione degli ammortamenti, delle immobilizzazioni materiali e immateriali e dei canoni di locazione finanziaria di beni strumentali. Per i primi due anni di applicazione, tuttavia, la legge finanziaria aveva previsto particolari agevolazioni, cioè: il limite di deducibilità degli interessi passivi (30% del ROL) poteva essere aumentato da una franchigia di € 10.000,00 per il 2008 e di € 5.000,00 per il 2009. Gli eventuali interessi passivi indeducibili potranno essere dedotti senza limiti di tempo nei periodi d’imposta successivi; inoltre, a partire dal 2010 l’eccedenza del 30% del ROL non sfruttata dagli interessi passivi dedotti potrà essere riportata nell’esercizio successivo.

Esempio

Supponiamo di avere nell’anno 2008 i seguenti dati: ROL € 1.300.000; interessi passivi € 500.000; interessi attivi € 15.000.

500.000-15.0000 = 485.000 (eccedenza interessi passivi su int. attivi)

30% di 1.300.000 = 390.000 + 10.000 (franchigia) = 400.000 (soglia base di deducibilità)

485.000-400.000 = 85.000 (interessi passivi indeducibili da riportare al successivo esercizio)

Tali interessi passivi indeducibili determinano una variazione in aumento (temporanea) del reddito imponibile da riportare in UNICO 2009 (imposte anticipate).

Tuttavia bisogna considerare che le imposte anticipate attive possono essere iscritte in bilancio solo se sussiste la ragionevole certezza di poterle recuperare nei successivi esercizi. Quindi sugli interessi passivi indeducibili calcoliamo le imposte anticipate solo se abbiamo la certezza che nei successivi esercizi potranno essere recuperate.

Interessi passivi nei canoni leasing

La quota di interessi implicita nei canoni di leasing, desunta dal contratto, è soggetta ai limiti di deducibilità previsti dall’articolo 96 del TUIR. Tale quota deve essere quindi desunta dal contratto. Spesso, però, i prospetti sintetici rilasciati dalle società di leasing non evidenziano l’ammontare della quota d’interesse dei canoni. Sarà opportuno, quindi, richiedere alla società di leasing il piano di ammortamento finanziario. In mancanza di tale piano si dovrà provvedere a calcolare autonomamente tale quota interessi.

L’art. 61 del TUIR stabilisce che le società di persone e le persone individuali in contabilità ordinaria (soggetti no IRES) possono dedurre gli interessi passivi solo per la parte corrispondente al rapporto tra ammontare dei ricavi ed altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l’ammontare di tutti i ricavi e compensi (pro-rata di detraibilità). Per quanto riguarda invece le imprese in contabilità semplificata (soggetti no IRES) gli interessi passivi non sono più ammessi in deduzione.

Precedente regime di deducibilità

Fino al periodo d’imposta in corso al 31/12/2007 la deducibilità degli interessi passivi era regolata dalle norme della cosiddetta thin capitalization e del pro-rata patrimoniale. La quota di interessi deducibili veniva individuata applicando in primis le disposizioni del pro-rata patrimoniale, poi quelle della capitalization, ed infine per la quota d’interessi passivi che residuava si applicava il pro-rata di deducibilità corrispondente al rapporto tra l’ammontare dei ricavi ed degli altri proventi che concorrono a formare il reddito e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (imponibili e non). Il pro-rata patrimoniale (disciplinato dall’abrogato art. 97) veniva applicato per evitare che il reddito fosse gravato da oneri finanziari sostenuti per acquistare partecipazioni esenti. Con questo meccanismo se alla fine del periodo d’imposta il valore di libro delle partecipazione esenti (di cui all’art. 87) eccedeva il valore del patrimonio netto contabile, gli interessi passivi che residuavano dopo l’applicazione della Thin capitalization, al netto degli interessi attivi, erano indeducibili per la parte corrispondente al rapporto tra la suddetta eccedenza ed il totale dell’attivo patrimoniale ridotto dello stesso patrimonio netto contabile e dei debiti commerciali. La parte indeducibile andava poi ridotta del 5% che corrispondeva alla quota imponibile dei dividendi percepiti relativi alle partecipazioni che godono del regime della partecipation exemption. L’istituto della thin capitalization invece (disciplinato dall’abrogato art. 98 del TUIR) era stato introdotto con lo scopo di contrastare una diffusa pratica elusiva con la quale l’impresa, attraverso l’indebitamento verso i propri soci, beneficiava della deducibilità fiscale degli interessi passivi pagati ai soci finanziatori, che comportava l’abbattimento di utile, mentre il socio non imprenditore beneficiava della tassazione in via sostitutiva, più vantaggiosa di quella ordinaria. L’art. 98 disponeva che nel caso di finanziamenti erogati e garantiti (fin. derivanti da mutui, depositi di denaro e da ogni rapporto di natura finanziaria) dai soci qualificati (soci che direttamente o indirettamente controllavano la società o partecipavano al capitale sociale con una percentuale pari o superiore al 25%) o da loro parti correlate (società controllate o nel caso di imprese individuali parenti entro il terzo grado o gli affini entro il secondo grado) per un importo complessivamente superiore ad una soglia predeterminata, i relativi interessi passivi fossero indeducibili ai fini fiscali per la parte che eccedeva tale soglia.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 luglio 2012 da .

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